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SENTENZE

Tribunale di Verona - sentenza n. 687 del 25 marzo 2017

L'attrice ha chiesto al Tribunale, nella persona del Giudice Unico Massimo VACCARI, la dichiarazione di nullità del contratto quadro, nonché l'inadempimento della convenuta ad una serie di obblighi comportamentali, su di essa gravanti quale intermediario, ed in particolare: 1) la violazione dell'obbligo di agire con perizia e diligenza poiché il prezzo di acquisto dei titoli era stato non congruo e artatamente sopravvalutato; 2) l'inosservanza degli specifici obblighi informativi derivanti dalla illiquidità dei titoli in questione, come esplicitati anche dal comunicato della Consob n.9019104 del 2 marzo 2009, e di quello sulla situazione di conflitto di interessi in cui si era trovata la convenuta nel vendere azioni proprie e di quello sul rischio del c.d. bail in, che sarebbe entrato in vigore il 1 gennaio 2016; 3) la mancata valutazione della adeguatezza e appropriatezza delle due operazioni, avuto riguardo agli obiettivi di investimento che essa attrice aveva avuto, in contrasto con il regolamento Consob 16190/2007; 4) la violazione dell'art. 49 del regolamento Consob 16190/2007 in punto di prontezza e rispetto dell'ordine temporale nella esecuzione degli ordini di vendita. La causa è iniziata con la prima udienza il 7 aprile del 2016 e l’ultima udienza si è tenuta il 20 dicembre 2016; a marzo 2017, cioè dopo solo 11 mesi, si è già conclusa con la sentenza n. 687 del 25 marzo 2017 che ha visto l’associata ADUSBEF, presieduta dal Sen. Elio LANNUTTI, vittoriosa ! Infatti, il Tribunale, così ha concluso: “Il Giudice unico del Tribunale di Verona, definitivamente pronunciando, ogni diversa ragione ed eccezione disattesa e respinta, rigetta la domanda di declaratoria di nullità del contratto quadro e degli atti conseguenti avanzata dall'attrice; in accoglimento della domanda risarcitoria avanzata dall’ attrice condanna la convenuta a corrispondere alla prima la somma di euro 39.638,05, oltre agli interessi legali e alla rivalutazione monetaria sulle somme di euro 30.051,25 e su quella di Euro 9.586,80 dalle date, rispettivamente, del 23 ottobre 2009 e del 7 ottobre 2010 a quella di pubblicazione della presente sentenza, oltre agli interessi sulle somme predette dalla data di pubblicazione della presente sentenza a quella del saldo effettivo; condanna altresì la convenuta a rifondere all'attrice le spese del presente giudizio ...”.


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CdA dell’Aquila sentenza non definitiva n. 164/2016 del 10.02.2016 e sentenza definitiva n. 333/2017

Corte di Appello dell’Aquila sentenza non definitiva n. 164/2016 del 10.02.2016 e sentenza definitiva n. 333/2017 del 07.03.2017


Con la sentenza non definitiva n. 164/2016 del 10.02.2016, la Corte di Appello dell’Aquila ripercorre le problematiche inerenti i rapporti di conto corrente bancario, accogliendo gli sviluppi giurisprudenziali oramai consolidati.
Sicuramente di maggior pregio è la sentenza definitiva n. 333/2017 del 07.03.2017, con la quale la Corte di Appello, in ordine all’onere della prova, sia allinea a quanto statuito dalla sentenza della Corte di Cassazione, sez. I civile, sentenza 25 marzo – 6 maggio 2015, n. 9127 Presidente Rordorf – Relatore Ragonesi, statuendo che:
“è consapevole la Corte che, in siffatta ipotesi, difettando gli estratti conti relativi alla prima parte del rapporto, della cui produzione era pacificamente onerata la Banca, attrice in senso sostanziale, la giurisprudenza afferma orami unanimamente che, in mancanza degli estratti conto integrali, il ricalcolo vada effettuato azzerando il saldo del primo estratto conto disponibile” .
Il passaggio motivazionale più illuminante del ragionamento logico-giuridico è quello in cui si afferma che: “Ritiene la Corte che in un caso come quello in esame, in cui l’applicazione del saldo zero avvantaggia in modo evidente la Banca creditrice che è venuta meno all’onere della prove di produrre la documentazione attestante gli elementi costituitivi del proprio credito e in cui invece si è in presenza di una rielaborazione prodotta dalla parte ma proveniente da un organismo consociativo (ADUSBEF) che è stata avallata dal CTU come sostanzialmente corretta, in quanto effettuata evidentemente sulla base degli originali completi, tanto da consentire di ricostruire il periodo inziale del rapporto che la Banca non ha documentato, in modo più che attendibile, con un saldo inziale, al 1 luglio 1995, di euro 69.266,13 a credito del cliente, debba essere preferita questa seconda opzione, con un saldo finale attivo di euro 109.623,76”.
Pertanto, è evidente, da parte della Corte di Appello una sensibilità nell’applicazione o meno del cd. saldo zero: la Corte, infatti, alla luce della circostanza che la Banca, parte sostanziale in un giudizio di opposizione a D.I., non abbia prodotto la documentazione attestante il proprio diritto di credito, ritiene di dover preferire la ricostruzione del CTU più favorevole per il correntista.


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TRIBUNALE ORDINARIO di TERAMO SENTENZA n. 98/2017

In ordine al diritto alla ripetizione di somme annotate in conto corrente non può, poi, ritenersi fondata l’eccezione di prescrizione sollevata dalla banca convenuta con indicazione, quale dies a quo, del giorno in cui ogni singola annotazione passiva per il correntista è stata effettuata.

trattandosi di debito di valuta, devono poi riconoscersi, come richiesto dall’attore, a norma dell’art. 1224, primo comma c.c. gli interessi al saggio legale dalla data della domanda giudiziale all’effettivo soddisfo – dovendosi presumere, ai sensi dell’art. 2033 c.c., la buona fede dell’istituto di credito convenuto, tenuto conto, in mancanza di contrarie allegazioni e prove da parte dell’attrice, della consolidata prassi bancaria previgente e dei ripetuti mutamenti normativi e giurisprudenziali in materia – oltre, in via presuntiva ed in assenza di prova contraria da parte della convenuta, agli interessi a titolo di maggior danno ex art. 1224, 2° comma c.c., calcolati, per lo stesso periodo, in misura della eventuale differenza tra il tasso di rendimento medio annuo netto dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi ed il saggio degli interessi legali determinato per ogni anno (v. Cass. sez. un. n. 19499/2008: “Nelle obbligazioni pecuniarie, in difetto di discipline particolari dettate da norme speciali, il maggior danno (rispetto a quello già coperto dagli interessi legali moratori non convenzionali che siano comunque dovuti) è in via generale riconoscibile in via presuntiva, per qualunque creditore che ne domandi il risarcimento, nella eventuale differenza, a decorrere dalla data di insorgenza della mora, tra il tasso del rendimento medio annuo netto dei titoli di Stato di durata non superiore a dodici mesi ed il saggio degli interessi legali determinato per ogni anno”).


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Corte di Cassazione, Prima Sezione, n. 3170 del 7.02.2017

Corte di Cassazione, Prima Sezione, n. 3170 del 7.02.2017 - Rel. Dott. Maria ACIERNO - Presidente Dott. Maria Cristina GIANCOLA

L'art. 43 della legge fallimentare ha natura innovativa e non si applica alle dichiarazioni di fallimento intervenute prima della sua entrata in vigore (16/7/2006 ). Ne consegue che ai fini della tempestività della riassunzione si applica l'art. 300 cod. proc, civ, ed il termine decorre dalla dichiarazione in udienza del procuratore costituito.

Conto corrente di corrispondenza - prescrizione - decorrenza operazioni solutorie -

La prescrizione in ordine all'indebito solutorio non può che iniziare a decorrere da quando esso si è verificato e cioè non oltre dieci anni prima dalla chiusura del conto, come evidenziato nella massima ufficiale della sentenza delle S.U. n. 24418 del 2010 e da ultimo da Cass. n. 10713 del 2016.


Conto corrente di corrispondenza - anatocismo - onere della prova sull’esistenza della simmetricità cronologica della cadenza degli interessi passivi ed attivi dopo la delibera CICR del 9 febbraio 2000 -

E’ onere della banca allegare o provare l'esistenza della pattuizione relativa alla simmetricità cronologica della cadenza degli interessi passivi ed attivi dopo la delibera CICR del 9 febbraio 2000 dovendo in difetto escludersi l'applicazione della capitalizzazione trimestrale/annuale degli interessi attivi a partire dal 1/7/2000.

Segnalazione dell'Avv. Antonio Tanza del Foro di Lecce


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Corte d’Appello di Lecce Sezione seconda Civile, Dott.ssa Cinzia Mondatore, sentenza n. 1103 del 14

L’azione di ripetizione di indebito, proposta dal cliente della banca, il quale lamenti la nullità della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi anatocistici maturati nell’ambito di un contratto di apertura di credito bancario regolato in conto corrente, è soggetta alla ordinaria prescrizione decennale, la quale decorre, nell’ipotesi in cui i versamenti abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati , ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati, e ciò perché in tale ipotesi ciascun versamento non configura un pagamento dal quale far decorrere, ove ritenuto indebito, il termine prescrizionale del diritto alla ripetizione, mentre il pagamento che può dar vita ad una pretesa risarcitoria è esclusivamente quello che si sia tradotto nell’esecuzione di una prestazione da parte del solvens con conseguente spostamento patrimoniale a favore dell’accipiens (c.d. versamento a carattere solutorio).


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Tribunale di Taranto, dott.ssa Rossella Di Todaro, sent. n. 174 del 23 gennaio 2017

La natura solutoria o ripristinatoria dei singoli versamenti deve essere specificata da chi eccepisce la prescrizione, ossia nel caso di specie la banca convenuta era onerata, nel sollevare l’eccezione, di indicare e distinguere i versamenti di natura solutoria da quelli aventi natura ripristinatoria. In mancanza di allegazione e prova in ordine all’esistenza di versamenti solutori, la prescrizione decorre dalla chiusura del conto, perché i versamenti vanno considerati ripristinatori. Tribunale di Taranto, dott.ssa Rossella Di Todaro, sent. n. 174 del 23 gennaio 2017;


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Trib. di Fermo sez. Civile Sent. n, 835/2016

Quest’ultima Sentenza del Tribunale di Fermo, pubblicata il 12 dicembre 2016 in materia di aperture di credito in conto corrente, appare particolarmente interessante ed attuale per quanto concerne la tematica degli oneri economici “caricati” dalle banche in maniera illegittima: ci si riferisce agli interessi ultralegali, agli interessi anatocistici, alle commissioni di massimo scoperto ed agli interessi usurari. Infatti, il Tribunale di Fermo ha confermato: 1) la nullità degli interessi ultralegali demandati alla c.d. clausola “uso piazza”; 2) quanto alle c.m.s., detto onere non è dovuto se non specificato nei contratti, anche in termini di definizione, criterio e base di calcolo; 3) sugli interessi anatocistici ha statuito l’illegittimità assoluta degli stessi per il periodo ante 2000 (anche con capitalizzazione annuale), e pure per il periodo post 2000, se non oggetto di espressa pattuizione tra le parti in termini di pari periodicità; 4) sull’usura, ha confermato che il Giudice deve applicare in ogni caso l’art.644 c.p. che ricomprende nel calcolo del TEG ai fini del confronto con i tassi soglia, ogni remunerazione e commissione percepita dalla banca, con la sola esclusione delle imposte e tasse collegate all’erogazione del credito, disattendo se difformi le eventuali istruzioni di Bank’Italia. Applicando alla fattispecie concreta detti principi il Giudice ha accolto pienamente le domande di un imprenditore che si era rivolto all’ADUSBEF, pronunciando a proprio favore una sentenza di condanna avverso la Banca (M.P.S.) superiore ad € 265.000, oltre interessi legali.


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Corte d’Appello di Palermo, Pres. Cons. Filippo PICONE, Sentenza n. 2233/2016 pubbl. il 30/11/2016 R

La sentenza della Corte d’Appello di Palermo, rifacendosi alla migliore giurisprudenza della S.C., fa propri i pacifici principi che ultimamente da qualche sentenza appaiono scalfiti: purtroppo la Magistratura dovrebbe tenersi fuori dalle mode politiche dei vari momenti ed applicare le norme non pensando al salvataggio di un ceto bancario che giornalmente si guadagna le prime pagine dei giornali con scandali puntualmente pagati dai cittadini consumatori.


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TRIBUNALE DI CATANZARO, SECONDA SEZIONE CIVILE, Dott. ssa Wanda Romanò - Presidente rel., ORDINANZA

TRIBUNALE DI CATANZARO, SECONDA SEZIONE CIVILE, Dott. ssa Wanda Romanò - Presidente rel., ORDINANZA (su reclamo opp. es. immob.) del 19/12/2016 RG 4171/2016
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DECISIONE COMMISSIONE EUROPEA

MANIPOLAZIONE EURIBOR: LA SENTENZA INTEGRALE TRADOTTA IN ITALIANO A CURA DI ADUSBEF


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